Palazzo Mostra dell'Autarchia e del Corporativismo ed Edifici delle Forze Armate
SUPERFICIE COPERTA: mq 17.500; mc 229.400
PROGETTISTI: M. De Renzi, G. Pollini, L.Figini
INIZIO E FINE LAVORI: maggio 1939–1952
Il Palazzo Mostra dell’Autarchia e del Corporativismo ed Edifici delle Forze Armate, rappresenta il caposaldo urbanistico a sud del terzo decumano dell’impianto espositivo dell’E42.
L’impianto generale è il risultato di una successione di varianti progettuali che, rispetto alla prima stesura concorsuale, ha modificato radicalmente le scelte distributive, funzionali e costruttive complessive.
Come per altre realizzazioni permanenti dell’E42, anche questo complesso è rigorosamente articolato rispetto ad un asse di simmetria, dato ad assunto compositivo, con la costituzione di un grande piazzale monumentale sul cui perimetro insistono tre corpi di fabbrica.
Di questi tre edifici, secondo una precisa gerarchia funzionale e celebrativa, l’edificio centrale è quello più importante, progettato con soluzioni architettoniche e spazi espositivi di grande prestigio.
I due edifici laterali (due corpi di fabbrica rettilinei originariamente dotati di tre cortili interni e disposti su due piani), sono individuati da una lunghissima sequenza di pilastrature a tutta altezza che hanno subìto nel tempo diverse trasformazioni interne, ma che presentano tuttavia inalterata la fisionomia e le caratteristiche complessive degli impaginati esterni.
Per similitudine con altri edifici permanenti, nella logica ufficiale legata ad un carattere espressivo di monumentalità e classicità, due dei tre edifici sono connotati da un corpo basamentale con un sistema porticato sovrapposto alla quota d’ingresso, e da un loggiato provvisto di colonne a tutta altezza sui piani superiori rivestite da conci in travertino romano.
I due basamenti, oltre ad enfatizzare la composizione architettonica complessiva e a mediare la presenza della grande scalea dell’edificio centrale, assolvono in conclusione alla funzione di raccordo tra le diverse quote del terreno in ascesa verso il grande piazzale interno.
Tutti i corpi di fabbrica, interamente fasciati in travertino romano, esplicitano chiaramente la volontà dei progettisti di riferirsi all’agorà ellenistica secondo il pensiero di Marcello Piacentini, come un vero e proprio tempio greco.
La stereometria dell’intero complesso era, come per altre situazioni consimili, mediata dalla presenza di particolari decorazioni in forma di scultura che, accentuando un linguaggio aulico e forse anche retorico, avrebbero dovuto disegnare il grande piazzale d’ingresso.
Come unica testimonianza di questi previsti apparati decorativi resta parte del gruppo scultoreo di Fausto Melotti chiamato Si redimano i campi e oggi ubicato nello spazio antistante il Palazzo Uffici.
Attualmente l’edificio principale ospita l’Archivio Centrale dello Stato.


